“Toma si copre il viso per quasi tutta la durata dello spettacolo e si rivela solo alla fine, attraverso un percorso coreutico e recitativo efficace (in cui possiamo apprezzare le sue doti in entrambe le tecniche)…”
Quarto Potere-‘Short Formats la danza che ricerca’
Giugno 2001 Annalisa Pozzi

“ ‘cruda’ non è solo una carne non cotta o un frutto acerbo, perché il termine può anche indicare una persona crudele, aspra.In campo artistico si può persino usare riferendosi ad una pittura o ad un disegno che non ha grazia, che appare pastoso. Significati molteplici dunque, gli stessi che probabilmente ha voluto esprimere Barbara Toma con la sua coreografia ‘Kruda’…Kruda con la K, forse per inasprire ulteriormente il termine rendendolo coerente con quanto mostrato sul palco dalla danzatrice leccese, durante un assolo dai movimenti plastici e nel contempo volutamente disarmonici, passando dalla rappresentazione della solitudine all’egocentrismo, fino alla disperazione di certa condizione femminile , fatta di sfruttamento e abusi..con un finale simbolico che trasforma la coreografia da ‘cruda’ a cruenta.”
Mauro Alvoni La Nuova Ferrara-‘La danza piace “KRUDA”- mercoledì 10 Luglio 2002

“ Sola in scena, il volto celato fino alla fine dello spettacolo, Barbara Toma non rappresenta solo se stessa ma l’universo femminile, le tante donne che compongono la colonna sonora, quelle protagoniste delle drammatiche vicende riportate sui giornali sparsi a terra sul palco, o nelle diapositive proiettate sullo sfondo”
l’Unione Sarda –venerdì 8 Novembre 2002

“ Kruda, un assolo di Barbara Toma. Quasi non bisognerebbe aggiungere altro per non perdere la commovente semplicità e l’onestà pungente di questo brano…..Uno spettacolo povero, imperfetto ma pugnace, coraggiosamente autobiografico ma privo di compiacimenti, provocatorio e audace per la schiettezza dei partiti presi allo stesso tempo intimo e toccante. Uno spettacolo politico come da anni non se ne vedevano più…….Una scrittura femminile, che trascrive il dubbio, l’ironia, la solidarietà, la seduzione accennata e subito rifulsa, il guardarsi dentro-fuori-intorno. Protagonista, l’io narrante della propia storia e coreografa dei propi movimenti, fotografa delle immagini che compaiono come quinte mobili, con una grande sensibilità per la scrittura scenica e drammaturgia, Barbara Toma in quest’assolo si confessa, si danza,si canta, si vende, si provoca, si legge nelle pagine del Manifesto, si perde tra le musiche di Bjork, si trova in un burqua, in una figura insanguinata; si trascina al bordo della scena per vedersi riflessa nella propia ombra, o guadagna il centro nella disperata ricerca dell’equilibrio…Si dà per poi negarsi , senza mai farci intravedere il suo volto, facendo delle sue mani una maschera e del suo corpo un involucro.In questo modo Barbara , con una danza asciutta, scevra da tecnicismi e mai manierata, efficace quanto abrupte si unisce alle voci di altre donne e diventa Marianna, Chiara, Safyra, Judith, Annette…”
Il Corsivo-‘Kruda il nome della danza autartica’ di Alessandra Pomarico
Marzo 2002

“Un lavoro connotato da una forte componente di denuncia e critica sociale..”
il Resto del Carlino-Luglio 2002

“ Barbara toma è una coreografa senza fissa dimora, come spiega lei stessa, continuamente alla ricerca di occasioni di crescita artistica, combattuta tra la voglia di stabilirsi in Italia, “a casa”, e la voglia di tornare in Olanda, dove tutto è più semplice per gli artisti giovani…”
TIMEOUT Milano Maggio 2001